
La lesione del legamento crociato anteriore è un grave e preoccupante infortunio tra gli atleti amatori e professionisti che praticano sport con salti, cambi di direzione e arresti improvvisi. Questo tipo d'infortunio causa lunghi periodi di inattività e nonostante le migliori conoscenze sulle lesioni e sulla prevenzione degli infortuni, il tasso di infortuni, specialmente nel calcio professionistico,non è in calo. Un giocatore per ogni squadra di 25 atleti può aspettarsi una lesione ogni 2 anni.
Visto l'impatto così importante sulle società, sul sistema sanitario e sulla salute dell’atleta, è giusto far capire a chi ha subito questo tipo d'infortunio a cosa va incontro. Conoscere in maniera più approfondita l'argomento può aiutare a prendere decisioni, affrontare meglio la guarigione e capire a cosa si va incontro dopo una lesione del legamento crociato anteriore.
La rottura del legamento crociato anteriore (LCA) è una delle lesioni più frequenti nella pratica sportiva, in particolare negli sport con salti, cambi di direzione e arresti improvvisi. Studi epidemiologici su grandi coorti riportano un’incidenza annuale nella popolazione generale di circa 68 – 78 casi ogni 100.000 persone all’anno. Tuttavia, questa stima varia con età, sesso e livello di attività fisica ed è aumentata nel tempo con la maggiore partecipazione sportiva giovanile e adulta.
Clinicamente, la lesione si manifesta tipicamente con una sensazione acuta di “pop” o “crack”, dolore e immediata difficoltà funzionale; i sintomi possono attenuarsi nei giorni successivi, ma l’instabilità articolare può persistere, soprattutto se sono presenti lesioni associate a menischi o cartilagine. Il risultato può essere una compromissione delle prestazioni sportive e delle attività quotidiane.
Le lesioni sono tipicamente associate a meccanismi traumatici sport-correlati, con una prevalenza significativa di infortuni senza contatto. La maggior parte delle rotture si verifica durante movimenti rapidi come decelerazioni improvvise, cambi di direzione bruschi (“cut-and-plant”), salti e atterraggi con il piede fissato al suolo, che generano forze elevate di valgismo del ginocchio e rotazione interna della tibia; questo tipo di meccanismo è stato riconosciuto come predominante nei casi non-contact spesso osservati negli sport multidirezionali.
La diagnosi clinica di una sospetta lesione del LCA combina un’anamnesi dettagliata, l’esame obiettivo e l’uso di test diagnostici specifici. Tra i test clinici più utilizzati, il Lachman test rimane uno dei più importanti per valutare la stabilità anteriore del ginocchio e ha storicamente dimostrato una buona sensibilità e specificità. Il test del pivot shift risulta molto specifico per identificare la lesione quando positivo, ma tende ad avere una sensibilità più bassa nella fase acuta.
L’uso di imaging diagnostico è essenziale per confermare la diagnosi e pianificare un trattamento appropriato. La risonanza magnetica (MRI) è considerata lo standard di riferimento non invasivo per visualizzare la rottura del LCA e identificare lesioni associate.
La scelta tra ricostruzione chirurgica e trattamento conservativo nella rottura del legamento crociato anteriore (LCA) è oggetto di ampio dibattito e si basa su evidenze derivate principalmente da studi randomizzati controllati e revisioni sistematiche. Le prove disponibili indicano che non tutti i pazienti con rottura del LCA traggono un beneficio clinico superiore dalla chirurgia precoce rispetto a un approccio iniziale conservativo.
Alcuni sottogruppi, in particolare soggetti con instabilità persistente clinicamente rilevante o con difficoltà a riprendere attività ad alta richiesta funzionale nonostante un’adeguata riabilitazione, vengono più frequentemente sottoposti a ricostruzione chirurgica nel corso del follow-up. Le evidenze supportano un approccio progressivo e basato sulla risposta clinica, piuttosto che un’indicazione chirurgica sistematica immediata.
La ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA) rappresenta attualmente il gold standard nel trattamento chirurgico della sua rottura. Per quanto riguarda la scelta del graft, gli autotrapianti (autograft) rimangono la prima opzione nel primo intervento. In particolare, tendine rotuleo (BPTB) e tendini flessori (semitendinoso e gracile) mostrano risultati funzionali e tassi di fallimento complessivamente sovrapponibili, con differenze specifiche nei profili di complicanze. Nel complesso, la scelta del graft e della tecnica è guidata dal profilo del paziente, piuttosto che da una superiorità assoluta di una singola opzione.
Il successo di una buona ricostruzione del LCA non è solamente legato all’esito di un perfetto intervento chirurgico ma anche a un percorso di riabilitazione e riatletizzazione completo, progressivo e basato su criteri oggettivi. Il connubio tra Ortopedico, Fisioterapista e Chinesiologo è essenziale per un approccio multidisciplinare in cui ogni professionista rispetta il proprio ruolo collaborando per raggiungere gli obiettivi del paziente.
Il percorso di recupero è un processo che può durare 9–12 mesi dopo l’intervento e non si basa esclusivamente su scadenze temporali, ma è strutturato secondo un approccio criterion-based che privilegia il raggiungimento di obiettivi funzionali rispetto al semplice avanzamento temporale. Il percorso è solitamente diviso in fasi, ciascuna caratterizzata da specifici contenuti riabilitativi, obiettivi e criteri di progressione.
Questa fase è focalizzata sul recupero delle funzioni di base del ginocchio operato con la ripresa della deambulazione senza stampelle e capacità di carico a tolleranza.
Questa fase mira allo sviluppo della forza e resistenza muscolare e del controllo neuromuscolare in condizioni più impegnative. Il programma prevede un incremento progressivo dei carichi, esercizi di rinforzo in catena cinetica aperta e chiusa, lavoro anche su anche, caviglie e core.
Questa fase è dedicata al consolidamento della forza massimale, della potenza e del controllo neuromuscolare in compiti ad alta richiesta meccanica, pur senza includere ancora il lavoro specifico in campo. Il training prevede esercizi pliometrici intensi, progressioni di carico elevate, lavoro eccentrico avanzato e task complessi di stabilità dinamica.
Nei primi due anni dopo la ricostruzione, la maggior parte delle evidenze indica che il rischio di fallimento o ri-rottura si colloca sopra il 2–4% (con un range variabile a seconda di popolazione, sport e criteri di ritorno allo sport). Per questo è importante monitorare costantemente, attraverso test funzionali, la performance dell’atleta una volta rientrato alla pratica sportiva.